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“History of violence” e “Come tutte le ragazze libere” al Festival di Spoleto

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“History of Violence” in scena al Teatro Giancarlo Menotti per il Festival di Spoleto è uno spettacolo esemplare soprattutto per l’evoluzione della drammaturgia, cioè per il modo contemporaneo di mettere in scena la vita sociale e di raccontare l’universo interiore dell’umanità di oggi. La vicenda è tratta dal romanzo autobiografico di Éduard Louis in cui l’autore è la vittima della violenza che viene esibita e narrata. Il testo evidenzia la chiusura mentale della provincia dalla quale il protagonista scappa e la pericolosità della metropoli dove l’omofobia si trasferisce nelle istituzioni e si coniuga con il razzismo divenendo pregiudizio e non accettazione della diversità. Molto ci sarebbe da dire sul modo in cui viene vissuta l’omosessualità latente dei due protagonisti, in particolare di Reda, immigrato di seconda generazione che vive di espedienti. Il teatro contemporaneo indaga sulla dimensione interiore. Sconfina nella sfera intima, scava nei meandri della psiche individuale, cercando di mostrare come la morale tradizionale non regge all’urto delle mutate abitudini e comportamenti della attuale società digitale, materialista ed individualista. Il teatro di Thomas Ostermeier, uno dei registi più accreditati in Germania, si ispira a Brecht, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti sociali, come il razzismo o la rappresentazione delle dinamiche sociali legate alle vicissitudini lavorative della madre del protagonista.

Ma oltre a Brecht ci ritroviamo anche una forte influenza della psicanalisi ed in particolare quella di Jacques Lacan. Per le tematiche affrontate che riguardano la sfera sessuale e per questo richiamo alle scienze comportamentali e della psiche ho trovato una vicinanza tra “History of Violence” e “Come tutte le ragazze libere” che ha messo in scena all’Auditorium della Stella, proposto da La MaMa Spoleto Open, le reazioni di 7 giovanissime adolescenti rimaste incinte in una gita scolastica. Analogie e corrispondenze che mi sembra siano riscontrabili sia nel modo di tratteggiare i mutamenti rispetto alla morale e mentalità tradizionali sia, seppure in forme più soft e meno sofisticate, della drammatizzazione operata. Monologhi alternati a dialoghi, frantumazione dell’azione che riflette più i movimenti interiori che gli avvenimenti nella loro reale successione, inserimenti di commenti e sottolineature musicali per mezzo di strumenti presenti sulla scena e inserimenti di movimenti coreografici.

Un’ultima annotazione. Attualmente i linguaggi artistici tendono a contaminarsi tra loro. Ostermeier utilizza mezzi espressivi prelevati da altri media artistici: filmati, musica, danza e, anche, il disegno. Lo riscontriamo anche nello spettacolo History of violence, in cui gli attori, mentre si dipana l’azione scenica, sono anche cameramen e registi di se stessi, proiettando in diretta un documento filmico sullo schermo che fa da fondale scenico. L’immagine proiettata assume spesso maggiore rilevanza della stessa azione scenica.

Moreno Orazi

Ph @arnodeclair – History of violence