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MUNDELE DI MELINA CONDURSO

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“Mundele” di Melina Condurso, edito da Calibano Editore, è un libro “onesto” e autentico. Nel senso che non si spaccia per un trattato antropologico o di geopolitica, ma è semplicemente un diario di viaggio. Anche se in realtà racconta molto più di quel che promette.

È “onesto” e autentico perché il linguaggio che usa è privo di artifici, di aggettivi ridondanti e inutili. Ma questo non vuol dire che utilizzi una scrittura banale, anzi è ricercata, articolata e ricchissima di sfumature, accenti, inflessioni, colori. Esattamente com’è il linguaggio parlato di Melina. Per chi la conosce, sembra di ascoltare la sua voce che racconta, di vedere le sue espressioni del viso e i suoi occhi che a tratti sgranano.

Non c’è niente di superfluo, tutto serve a creare uno spartito narrativo che suona una musica fluida, piacevole e bella. E che racconta un pezzo di mondo lontanissimo, ma allo stesso tempo collegato a noi. Il trait d’union tra questi mondi distanti è proprio l’autrice, che fa da anello di congiunzione tra luoghi geograficamente, culturalmente e politicamente diversi.

Ha il pregio di essere un libro sensoriale. Che si lascia assaporare, gustare, annusare, ascoltare, con i suoi profumi, gli aromi, i suoni. Ci puoi stare dentro con tutti i sensi.

Mundele è Melina. Il suo essere tante cose, spoletina, palermitana, africana, ed ora milanese, ma anche architetta, pittrice, cuoca, ed ora insegnante. Creativa e concreta. Razionale e complessa. Geometria e arabesco.

Nel libro c’è questo suo essere contemporaneamente nomade e profondamente radicata in ogni terra che attraversa e abita. Con il suo bagaglio umano e culturale straordinariamente colmo eppure agile, dove trovano ampio spazio tutte le sue creazioni e le sue creature.

Un bagaglio in cui galleggiano, nuotano, volano, in una dimensione magicamente dilatata, ritagli di stoffa, fili, bottoni, monili, disegni, acquerelli, pennelli, spezie, parole. Sono pronti lì, in attesa di diventare protagonisti di nuovi libri.

Brava Melina.