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COPPERMAN, IL FILM INTERAMENTE GIRATO A SPOLETO E DINTORNI di Moreno Orazi

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Tra marketing fumetti e fiaba

La Sala Frau ieri sera era stracolma per vedere il film in cartellone: Copperman, in ognuno di noi c’è un supereroe, interamente girato a Spoleto e dintorni, vale a dire nella città che si è proposta, dopo la fortunata fiction di Don Matteo, ancora una volta, come un set cinematografico d’eccellenza.

L’evento si è inevitabilmente trasformato in una ulteriore azione di marketing territoriale, rivelatasi con Don Matteo assai efficacie e, dunque, anche in questo caso, giustamente sostenuta dalle Istituzioni locali. Certamente Una boccata di ossigeno per il turismo, l’unico settore in buona salute nella situazione di ristagno economico in cui versa ormai la città.

Dopo questi due eventi anche nel campo del cinema e come location, dunque, Spoleto può iniziare a vantare una tradizione ricordata in un libro presentato nel Dicembre 2017 da Antonelli Manni dal titolo Spoleto Cinema, 1969-1971. Mito e miti della settima arte nella città del Festival dal quale si apprende che Spoleto, tra il 1969 ed il 1971,  fu sede di due Edizioni di un Festival del Cinema e che ben 50 sono stati i film girati a Spoleto prima delle fiction di Don Matteo del film di Eros Puglielli , il regista di  Copperman.

Ma torniamo al film ed ai motivi del pienone di ieri sera. Tre mi sembrano principalmente le spiegazioni possibili: la curiosità per una storia che si inserisce nel filone fantasy, che attualmente va per la maggiore nei gusti di un pubblico senza distinzioni d’età; l’eco in città suscitata dalla lavorazione del film; il divertissement del pubblico locale nel riconoscere le varie location e l’immagine della città che ne discende.

Quanto alla trama, Anselmo, un bambino presumibilmente autistico chiede frequentemente alla madre, con la quale vive, dove sia il padre. La madre, nascondendogli di essere stata abbandonata dall’uomo con il quale l’aveva concepito, gli rivela che è un supereroe mandato lontano da casa con la missione di salvare il mondo. Generando una immaginazione che nel bambino si amplifica a causa delle lettura di fumetti di supereroi conservati in un vecchio baule che stazione nella cantina.   Unica amica del bambino è Titti una coetanea che a sua volta ha perso la mamma investita da un treno e che abita in una capanna in campagna, guardata da un padre violento che vive di usura e di espedienti. Il padre viene arrestato e la bambina finisce in collegio.

Anselmo è una sorta di Forrest Gump nostrano o di Candido volterriano. Le vicissitudini della vita non alterano la sua purezza d’animo e la sua bontà.  Diventato adulto Anselmo passa le sue giornate in un Centro Diurno per persone diversamente abili.  Per seguire le orme del padre e aiutato da Silvano, un fabbro che funge da mentore e da patrigno, si trasforma in Copperman, un improbabile supereroe di provincia che, pattini ai piedi, si sposta facendosi trascinare da un camion della spazzatura a cui si aggancia con un manico di ombrello.

Scoperta la sua identità da alcuni frequentatori del Centro Diurno questi lo costringono a formare un gruppo di supereroi sgangherati votati alla lotta contro il crimine che richiama alla mente degli appassionati dei fumetti gli X-men, il gruppo di supereroi mutanti protagonisti delle serie statunitensi della  Marvel Comics (di cui rappresentano la versione comico-grottesca) o , meglio ancora,  il Gruppo TNT, la sbrindellato gruppo  di spie protagonista di Alan Ford, il personaggio partorito dalla fantasia di Max Bunker, alias Luciano Secchi.

Tornando alla storia un giorno Anselmo incontra una bambina che somiglia come una goccia d’acqua a Titti.  Non è lei in effetti ma la figlia di lei che è evidentemente ritornata e lavora come cassiera in un supermercato.  Anselmo la rincontra proprio mentre sta al lavoro e riallaccia una relazione. La storia il cui sviluppo procederà con una serie tragicomica di colpi di scena si concluderà con un finale a sorpresa coerente con il personaggio e con i tratti stilistici salienti del racconto.

Gli altri due protagonisti indiscussi del film sono la città ed il suo territorio.  Del Centro storico di Spoleto come anche delle sue proiezioni esterne prossime o più lontane (tra tutte la  piana di Castelluccio con il Vettore sulla sfondo e l’ambiente naturale sul retro dell’Abbazia di San Felice di Narco ) il film ci restituisce una immagine diurna del paesaggio urbano e naturale temporalmente lontana nel tempo,  del tutto depurata della benché minima presenza contemporanea; in altre parole confeziona una visione dell’ambiente naturale ed agrario integra, ancora non contaminata dalla industrializzazione.

Per quanto riguarda la città i monumenti più eclatanti sono di fatto o ignorati o arretrano sullo sfondo. Sono gli spazi più anonimi e popolari della Piazzetta San Giuseppe e di Via Nuova all’Inizio di Via dell’Anfiteatro e del Ponte della Ponzianina, ripreso di scorcio dall’ alveo del fiume, che più si adattavano al tono di questa fiaba urbana, a rubare loro la scena.

La periferia è totalmente estromessa nelle scene diurne, fatta eccezione per la Scuola Le Corone ripresa con inquadrature molto ravvicinate rivolte agli spazi esterni prossimi agli edifici che tagliano via dal Campo visivo l’intorno urbano;  la fa da padrone invece nelle riprese notturne, allorquando Copperman entra in azione per compiere le sue azioni salvifiche, lo svincolo presso l’Officina della concessionaria della Volkswagen nella  zona industriale di Santo Chiodo ed i silos di una fabbrica olearia , più adatti per connotare le scene di alcuni inseguimenti notturni e quella della resa dei conti finale.

Un ultima annotazione. Le fabbriche per i romantici inglesi agli inizi del XIX° secolo divennero il simbolo della loro opposizione all’industrializzazione giudicata responsabile della devastazione ambientale e sociale prodottasi a seguito della sua diffusione. L’industrialesimo assunse per loro tratti demoniaci ed infernali che trasferirono sui luoghi e sugli ambienti di lavoro dallo stesso generati quali i cantieri, le fabbriche, le cave, divenute per questo icone tout-court del crimine e del male, e dunque location ideali per finali al cardiopalma di film appartenenti al genere thriller/spionistico.

Moreno Orazi.
Autore dell’articolo

 

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