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LA SCHEDINA VA IN SOFFITTA

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Uno, due, ics, la schedina va in soffitta, perlomeno quella che tutti conosciamo. Nata nel 1946 dall’idea del giornalista Massimo Della Pergola e poi messa in pratica da Giulio Onesti, nominato nel dopoguerra commissario straordinario del Coni, la schedina ci ha accompagnato per oltre 70 anni.
Nell’immaginario collettivo il totocalcio è stato la rappresentazione di un sogno, della speranza che chiunque potesse diventare improvvisamente miliardario (quando ancora c’erano le lire). Rappresentava il colpo di fortuna, quello che ti cambia la vita per sempre. E, che lo si voglia o no, ha influito anche nel linguaggio comune, tanto è vero che proprio dalla schedina nasce il detto “fare 13” per indicare una notevole e provvidenziale botta di fortuna nella vita o in una precisa circostanza, quando le cose volgono decisamente per il meglio. Ma il totocalcio non è stato solo questo.
Rappresentava per molti anche un momento di socialità, rito personale o collettivo del fine settimana, da consumare nel bar sotto casa, quando si giocavano i maxi sistemoni convinti che se si era in tanti, sarebbe stato più facile vincere. E si spartivano le spese e qualche volta le vincite, subito “reinvestite” in nuovi sistemi.                                       Parte del rito, il tifo e le discussioni infinite pre e post partita, che continuavano durante gli incontri seguiti in tv o anche alla radio, quando i commentatori sportivi erano delle vere e proprie star a cui si voleva bene quasi come un amico di famiglia.
Pur restando comunque sempre circoscritto nell’ambito del gioco d’azzardo molto soft, nella schedina non c’era solo fortuna, c’era anche una parte che si fondava sulla conoscenza del gioco del calcio. Le variabili da studiare erano molte: la potenza della squadra, la bravura dei calciatori, la strategia dell’allenatore, il campo di gioco (in casa o fuori casa) e la statistica delle vittorie, erano le variabili che richiedevano studio, conoscenza, impegno nel seguire il campionato durante tutto l’anno calcistico. Non ultimo il tifo, perché alla squadra del cuore spesso si accordava con maggiore benevolenza la vittoria, più per fede sportiva che per reale capacità di battere l’avversario.
Negli ultimi tempi la schedina però pare abbia perso il suo appeal. È stata soppiantata, battuta sul campo da nuovi sistemi di gioco come le lotterie on line o i gratta e vinci.
Giochi in cui non c’è neanche quel pezzetto di studio, che non richiedono la minima elaborazione di un pensiero, di un ragionamento logico che ti porta a scommettere su un risultato anziché un altro.
Sembra la fotografia di un Italia che cambia, che si affida totalmente alla fortuna, che vuole tutto e subito. Una società che l’unica fatica che è disposta a fare è grattare e controllare il risultato. Tutto nell’immediato.
Fatto sta che la schedina è stata rottamata.
In realtà, con il nuovo decreto approvato di recente, nelle intenzioni del governo si vorrebbe rilanciare il gioco e renderlo più accattivante, con una formula nuova, più moderna, che possa sovvenzionare meglio l’attività sportiva.
Il nuovo gioco sarà pubblicizzato, in deroga alla legge sul contrasto alla ludopatia, perché, dicono, non crea dipendenza.
Fine quindi di Totogol, “Il 9” e, soprattutto, Totocalcio. Vedremo con cosa saranno sostituiti.

L’autrice dell’articolo: Leonilde Gambetti

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