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CARA…UMANITA’ COSTANTEMENTE IN BILICO

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I due episodi della mancata autorizzazione allo sbarco a terra di 47 migranti dalla Sea Watch, la nave della omonima ong internazionale ormeggiata da giorni nei pressi del porto di Siracusa e lo sgombero coatto del centro di accoglienza di Cara generano sentimenti a cui possiamo dare forma compiuta richiamando brani di autori che hanno fatto della poesia uno strumento di accrescimento della coscienza storica e civile.

Un passo dell’Eneide del grande poeta latino Virgilio ben si presta a rappresentare il sentimento di sconcerto che provoca la chiusura dei porti ai migranti del Ministro dell’Interno Salvini per il quale è stato denunciato presso il Tribunale dei Ministri.

Me leggiamo i versi di Virgilio “…pochi qui al lido vostro nuotammo /Ma che popolo è questo? che barbara patria/ permette una simile usanza? L’asilo della sabbia ci negano, fan guerra, ci vietano di porre piede sul lido! Se gli uomini avete in disprezzo e l’armi degli uomini, / temete almeno gli dei, del giusto e dell’ingiusto memori (Virgilio, Eneide, Libro I° 535-543)”

Chi parla è Ilioneo, troiano, compagno di Enea, uno dei pochi sopravvissuti alla strage compiuta dai greci a seguito della messa a ferro e fuoco di Troia. Si rivolge a Didone, la mitica regina di Cartagine, lamentando che, raggiunte le coste libiche dopo un periglioso viaggio e approdato a riva, si è trovato a dover fronteggiare l’ostilità delle popolazioni indigene. Grande è lo sconcerto dell’esule troiano la cui stirpe e destinata a dominare il mondo.

Nell’Odissea Telemaco, il figlio di Ulisse, si reca insieme a Pisistrato, figlio di Nestore, re di Pilo, grande amico del padre, che aveva partecipato alla guerra di Troia, a informarsi presso Menelao, re di Sparta, se appunto il padre, che non vede da vent’anni, sia vivo o morto. Entra nella reggia del re proprio mentre si sta celebrando il doppio banchetto di nozze dei due figli. All’apparire dei due uno scudiero chiede a Menelao se deve accoglierli, determinando la reazione ferma e adirata del re che lo redarguisce e quindi, rivolgendosi ai nuovi venuti, li invita a sedersi e a rifocillarsi “Prendete il cibo e godetene! Poi, quando/ sarete sazi del pranzo, chiederemo che siete / fra gli uomini … (Omero, Odissea. Libro 4° 60-62)”

I due brani ci ricordano che nel mondo greco antico e nel mondo romano, entrato in contatto con la cultura greca di cui aveva assimilato la religione e molti elementi del costume e del pensiero, l’ospitalità era sacra e l’ospite andava comunque prima comunque accolto e solo dopo interpellato sulla sua provenienza, sulla sua storia, sul suo passato. Gli uomini che venivano meno a questo dovere erano considerati empi.

Complice la coincidenza della giornata della memoria, lo sgombero del centro di accoglienza Cara, per i modi brutali in cui è avvenuto, ha richiamato alla mente i rastrellamenti che precedevano e le deportazioni degli ebrei nei campi di sterminio nazisti e i versi della celebre poesia di Primo Levi “Se questo è un uomo “che costituisce l’incipit dell’omonimo racconto in forma di diario delle sofferenze patite dal poeta di origini ebraiche deportato a Aushwitz a seguito delle leggi razziali promulgate dal regime fascista nel 1939:

“Voi che vivete sicuri/nelle vostre tiepide case,/ voi che trovate tornando a sera/ il cibo caldo e visi amici:/ Considerate se questo è un uomo/ che lavora nel fango/ che non conosce pace/ che lotta per mezzo pane/ che muore per un sì o per un no./ Considerate se questa è una donna,/ senza capelli e senza nome/ senza più forza di ricordare/ vuoti gli occhi e freddo il grembo/ come una rana d’inverno./ Meditate che questo è stato:/ vi comando queste parole./ Scolpitele nel vostro cuore/ stando in casa andando per via,/coricandovi, alzandovi./ Ripetetele ai vostri figli./ O vi si sfaccia la casa,/ la malattia vi impedisca,/i vostri nati torcano il viso da voi.”

Il poeta, sopravvissuto allo sterminio, si rivolge a quanti di noi viviamo una vita dignitosa tutelati nella nostra dignità di uomini e di donne per ricordarci la condizione di totale annientamento degli internati nei campi di concentramento allo scopo di mantenere vivo il ricordo e di trasmetterlo alle generazioni future; per evitare che simili tragedie si ripetano, maledicendo coloro che verranno meno a questo dovere ed invocando il loro ripudio da parte dei figli.

Conclusione: la natura umana è conflittuale, agiscono al nostro interno pulsioni fortemente contrastanti. La cultura, le leggi, l’esercizio della memoria ci mostrano che il bene e il male sono compresenti da sempre, che la storia è uno scontro tra barbarie e civiltà, che la compassione spesso fa da contraltare ad una crudeltà ed una ferocia senza limiti e che molte volte è certamente difficile in relazione alla complessità dei problemi e dei contesti trovare una linea di condotta moralmente in tutto conforme ai principi umanitari. Di certo la Carta dei Diritti Universali dell’uomo ha sancito irrevocabilmente l’uguaglianza di tutti gli uomini dando un’adeguata veste laica e giuridica al dettame evangelico in Matteo 7-12 “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti” che il cristianesimo condivide con la totalità delle principale religioni e filosofie mondiali nota tra i teologi come la “Regola d’oro”.

Eupalino: Autore dell’articolo

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