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LOCKDOWN E IL COPRIFUOCO EMOTIVO

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Scoprirsi a godere enormemente dei raggi di sole sulla pelle in quei pochi minuti che ti separano dall’auto che usi solo per andare al lavoro o per fare la spesa.

È proprio vero che scopri di più il valore e l’importanza delle cose nel momento in cui le perdi.
Velocemente ti affretti verso il negozio per comprare ciò di cui hai bisogno per vivere, per mangiare, per curarti.
Riduci al minimo il percorso per evitare contatti.

È l’Italia ai tempi del Lockdown. Misure sacrosante, che vanno rispettate, ma l’atmosfera sembra surreale.

In strada poche persone. Le scruti da lontano. Appena ti avvistano si spostano dall’altro lato del marciapiede. Se non lo fanno loro, lo fai tu. In genere è sincrono. Mentre ci incrociamo ci allontaniamo come le particelle del big bang, per poi riprendere la rotta iniziale.
Siamo da poche ore in zona rossa, in tutta Italia. Fondamentale per evitare il contagio è il “distanziamento sociale”. Una sorta coprifuoco che non ti lascia mai, per tutto il tempo.
Non c’è ora del giorno o luogo in cui allentare. Se non quando si è da soli.
È un “coprifuoco emotivo”, in un’epoca già di per sé individualista, con una tecnologia che ha amplificato la comunicazione, ma diminuito il contatto umano.

Come usciremo dopo giorni di allenamento ad evitare l’altro?
Ci abbracceremo di più? O perderemo di più l’abitudine a stare insieme, a toccarci, ad avvicinarci?

Pochi minuti di sole, è tempo di rientrare.

Immagine presa qui.