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SPOLETO62, COLTELLI NELLE GALLINE

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12/07/2019 62 Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Auditorium della Stella. Premio Repubblica Festival di Spoleto a Eva Riccobono. Consegna il premio Rodolfo di Giammarco critico teatrale di Repubblica don Giorgio Ferrara direttore del festival

In un villaggio rurale dell’Inghilterra preindustriale si consuma il dramma di “donna”.
Una giovane pressoché analfabeta assoggettata al marito, rozzo contadino dedito solo alla passione per i cavalli e alle scappatelle.
La giovane è caricata del lavoro domestico e di quello dei campi e sottomessa all’uomo, che l’ha scelta in giovanissima età come moglie ideale proprio per soddisfare i suoi bisogni corporali e accudire alla casa e ai lavori nella fattoria.
Inizialmente “donna”, agli occhi dello spettatore, sembra quasi avere un ritardo mentale, in realtà si rivelerà una mente acuta e sensibile, costretta fin dalla nascita a un ruolo sociale e culturale subalterno da un’intera comunità maschilista, zotica e ignorante.
Solo un uomo, il “mugnaio”, isolato dal villaggio perché creduto un criminale, sarà in grado di farla accorgere delle scappatelle del marito, di renderla consapevole della sottomissione culturale a cui è soggetta e di farle intravedere la possibilità di una consapevolezza diversa.
Tacciato come un mostro dal villaggio, il “mugnaio”, vittima anche lui di una società ignorante e retrograda, libererà “donna” dalla sua condizione di schiava inconsapevole.
E libererà finalmente anche se stesso dai legami dolorosi con una casa in cui aveva ed era stato amato, da un passato drammatico e dalla oppressione di una comunità che lo ha relegato ai margini colpevolizzandolo di efferati crimini mai commessi.
“Donna” e “mugnaio” sono entrambi vittime di una società crudele e ignorante.
Ma Coltelli nelle galline, oltre ad essere un testo sulla subalternità culturale e di genere, è principalmente un manifesto sull’uso della parola e sul linguaggio, sulla necessità di conoscere le parole e di dare un nome alle cose, per appropriarsene. 
Carta e penna, visti all’inizio come strumenti magici e malefici, saranno artefici di una potente fascinazione mentale che unirà “donna” e “mugnaio” in una passione travolgente. L’uno insegnando, l’altra imparando, nuove parole. 

“Donna” inizierà ad essere libera e consapevole solo quando comincerà a scrivere.

“L’uomo può controllare solo quello che comprende e comprende solo quello che è in grado di esprimere a parole”, dice Stanislaw Lem. Ecco il tema principale di “Coltelli nelle galline”.

Per questo “donna” non viene mai chiamata col suo nome (che è dolcissimo, afferma “mugnaio”), perché senza nome “donna” semplicemente non è.
Testo davvero interessante.
Buona la regia, anche se in alcuni momenti ridondante nella messa in scena quando per indicare i diversi luoghi di ambientazione si ricorre alla gigantografia (con scritta) proiettata alle spalle degli attori e contemporaneamente alla statuina rappresentante “donna” che viene posizionata in piccoli plastici riproducenti gli ambienti dello svolgimento della scena.
Stona e disturba, purtroppo, il forte accento milanese di Willy, marito di “donna”. Ma ottima la recitazione di tutti gli attori. Bella e coinvolgente la scenografia che sborda e interagisce col pubblico.

Nella foto Eva Riccobono insignita del Premio La Repubblica Giovane Talento

COLTELLI NELLE GALLINE di David Harrower
traduzione Monica Capuani Andrée Ruth Shammah
regia Andrée Ruth Shammah
con
Eva Riccobono Giovane Donna
Alberto Astorri Pony William
Pietro Micci Gilbert Horn
 
scene Margherita Palli con la collaborazione di Marco Cristini
luci Camilla Piccioni
costumi Sasha Nikolaeva
musiche Michele Tadini
video Luca Scarzella
 
collaborazione artistica Isa Traversi
assistenti alla regia Beatrice Cazzaro, Lorenzo Ponte
assistente scenografo Katarina Stancic
assistente video Anna Frigo
 
scene costruite presso il laboratorio del Teatro Franco Parenti
in collaborazione con gli studenti del Triennio in Scenografia di NABA, Nuova Accademia di Belle Arti Chiara Carrettoni, Chiara Sgrignuoli, Martino Grande, Francesca Pesce e Kelly Linciano
costumi realizzati presso la sartoria del Teatro Franco Parenti diretta da Simona Dondoni
 
produzione Teatro Franco Parenti / Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia
in collaborazione con Spoleto 62 Festival dei 2Mondi