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Pensione, l’errore che ti costa caro: per pochi euro devi restituire un anno di assegni

L’attenzione si concentra su un episodio emblematico che ha visto coinvolto un ex panettiere di Trento, la cui vicenda rappresenta un punto
Il caso simbolo: una sanzione sproporzionata e ingiusta? (www.spotnews.it)

Le controversie legate alla pensione e al divieto di cumulo con attività lavorative continuano a generare problemi.

L’attenzione si concentra su un episodio emblematico che ha visto coinvolto un ex panettiere di Trento, la cui vicenda rappresenta un punto di riferimento per comprendere le difficoltà interpretative e applicative delle norme sulla compatibilità fra pensione e lavoro.

L’ex panettiere ha lavorato per circa 30 ore in una pescheria di un parente, ricevendo un compenso di appena 280 euro. Nonostante la modesta entità del guadagno, l’INPS ha richiesto la restituzione di ben 19.000 euro, pari all’intera pensione annuale percepita. L’Istituto Previdenziale ha adottato una posizione rigida, basata sull’identificazione del rapporto di lavoro come subordinato, che fa scattare automaticamente la sospensione del diritto alla pensione anticipata, senza considerare l’entità del guadagno.

Questa situazione ha suscitato molte polemiche, poiché la sanzione appare fortemente sproporzionata rispetto al reddito marginale prodotto e al tempo limitato dedicato all’attività lavorativa. Il caso ha acceso un dibattito sull’opportunità di un’applicazione più flessibile e ragionevole delle regole, in linea con i principi di giustizia ed equità.

L’intervento della Corte Costituzionale: ragionevolezza e proporzionalità

Un’importante svolta è arrivata dalla Corte Costituzionale italiana, nota anche come Consulta, che già nei primi mesi del 2026 ha confermato la legittimità della sanzione per il cumulo illegittimo, ma ha sottolineato l’obbligo di rispettare i principi di ragionevolezza e proporzionalità nell’applicazione della norma. In pratica, la Consulta ha richiamato a considerare la sostanza economica della situazione, evitando che la perdita totale della pensione diventi una misura eccessiva, soprattutto quando l’attività lavorativa è sporadica e il reddito derivante è trascurabile.

Questa posizione è stata sollecitata dai tribunali di merito, che hanno evidenziato come una lettura troppo letterale e rigida delle norme possa ledere i diritti fondamentali dei pensionati, compromettendo il loro sostentamento senza un effettivo motivo. La Corte ha quindi aperto la strada a una valutazione più equilibrata e personalizzata dei singoli casi.

eguendo il solco tracciato dalla Consulta, diversi tribunali del lavoro hanno adottato interpretazioni più flessibili.

Sentenze di merito e nuovi orientamenti: la giustizia guarda alla sostanza (www.spotnews.it)

Seguendo il solco tracciato dalla Consulta, diversi tribunali del lavoro hanno adottato interpretazioni più flessibili. Tra i casi più significativi c’è la sentenza n. 195 del 16 aprile 2024 del Tribunale di Vicenza, che ha annullato una sanzione da 24.000 euro nei confronti di un pensionato che aveva lavorato come comparsa in una serie televisiva, percependo un compenso di appena 78 euro. La decisione ha riconosciuto che tali entrate, di entità irrisoria e derivanti da prestazioni isolate, non possono giustificare la sospensione della pensione.

Questi precedenti indicano una tendenza crescente a valutare la sostanza economica e la natura marginale dell’attività lavorativa piuttosto che applicare pedissequamente un divieto che rischia di risultare ingiusto e punitivo. Il Tribunale di Vicenza ha sottolineato come l’obiettivo della norma sia evitare una ripresa effettiva e continuativa del lavoro, non penalizzare attività occasionali e marginali.

Il contesto istituzionale e le sfide della giustizia ordinaria

Parallelamente a queste tematiche previdenziali, il mondo della giustizia ordinaria italiana vive una fase di forte tensione e incertezza. Il presidente del Tribunale di Vicenza, Luigi Perina, si è dimesso recentemente denunciando le difficoltà organizzative e l’impatto negativo sul funzionamento della giustizia del progetto di istituzione del nuovo tribunale della Pedemontana a Bassano del Grappa. Tale iniziativa, secondo Perina, rischia di indebolire il Tribunale di Vicenza sottraendo risorse umane e territoriali cruciali, aggravando una situazione già critica con un tasso di scopertura del 27% dei magistrati.

Anche il sindaco di Vicenza, Giacomo Possamai, ha espresso preoccupazione per la possibile frammentazione del sistema giudiziario locale e per la sottrazione di personale a tribunali ormai già sotto pressione. Queste problematiche evidenziano come le questioni istituzionali e organizzative influenzino direttamente la capacità di garantire un’efficace tutela dei diritti, inclusi quelli dei pensionati coinvolti nelle controversie sopra descritte.

Le sentenze della Consulta e dei tribunali di merito, unite alle difficoltà sul campo della giustizia territoriale, sottolineano l’esigenza di un approccio più equilibrato e funzionale, capace di contemperare le esigenze di rigore normativo con la realtà concreta delle persone coinvolte, evitando pesanti penalizzazioni per situazioni di minima entità economica e lavorativa.

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